Era un tranquillo pomeriggio di San Valentino quando sono entrati in ambulatorio.
Lei era in avanzato stato di gravidanza. Non aveva eseguito nessuno degli accertamenti previsti: nessuna visita ostetrica, nessun controllo. Non aveva assistenza sanitaria. Suo marito la accompagnava con una cura silenziosa, consapevole di essere il suo unico punto fermo.
Per noi è stata una corsa contro il tempo per garantirle i controlli necessari prima della nascita.
Njo parlava solo inglese. Erano arrivati in Italia dalla Nigeria. Qui non avevano familiari e, per buona parte della giornata, Njo restava sola, perché suo marito lavorava in un opificio della città.
Grazie al lavoro erano riusciti ad acquistare un piccolo alloggio. Sapevano leggere e scrivere; lui suonava la tastiera. In questi segni — una casa, la musica, l’attesa — ho riconosciuto la determinazione di chi sa che una vita nuova non si riceve in dono, ma si costruisce giorno dopo giorno, un futuro cercato con dignità.
Il vostro è un paese pacifico, bello, dove la gente è tranquilla.
Quando ho chiesto a Njo cosa sperasse di trovare qui, ne è scaturito il racconto di una profonda fede cattolica, di una speranza concreta e della convinzione che le difficoltà iniziali si sarebbero rimediate. “Il vostro è un paese pacifico, bello, dove la gente è tranquilla”, diceva.
Quando il bambino è nato, li ho visti presenti e attenti a ogni indicazione del pediatra, pronti a fare la loro parte con dedizione.
In loro ho riconosciuto qualcosa di familiare: il desiderio di proteggere la vita e di trovare un posto nel mondo. È una storia semplice, che parla del nostro impegno: fare in modo che chi attraversa un momento di vulnerabilità non venga lasciato solo, ma accolto e curato.
CHI SONO
Sono Paola Piccinini, nata a Forlì nel 1955.
La mia vita è sempre stata legata alla cura. Ho iniziato come infermiera tra i reparti del Morgagni-Pierantoni, un’esperienza che mi ha insegnato molto e che mi ha poi guidata verso i servizi territoriali, dove mi sono occupata di prevenzione e salute nelle scuole di Forlì e Meldola.
Quando nel 2015 ho concluso la mia attività lavorativa, ho sentito che il mio percorso non era ancora finito. Ho scelto di aderire a Salute e Solidarietà per mettere ciò che ho imparato a disposizione di chi è più fragile o non ha i requisiti per accedere alle cure.
Oggi, come Vice Presidente dell’associazione, vedo passare tante vite: conoscere chi arriva da lontano, o chi vive una difficoltà profonda qui nella nostra città, mi aiuta a riflettere.
Mi convinco sempre di più che prendersi cura degli altri sia, in fondo, il modo migliore per prendersi cura di se stessi.
Puoi sostenere i servizi ed i progetti della nostra associazione con una donazione diretta o attraverso il tuo 5×1000. Visita salesol.org/donazioni per ulteriori informazioni.


